Parlare di Leonardo Caimmi significa parlare di una pittura intimista, di studio. Dopo aver attraversato diverse tecniche pittoriche, approda all’olio che per antonomasia richiede concentrazione, precisione, assimilazione della materia.
Per un verso il suo amore per l’immagine lo spinge a vagare per le spiagge bagnate dall’adriatico “sballottato come osso di seppia” (cit. Montale), dall’altro lo stesso amore per quanto ha carpito e catturato, lo racchiude nell’antro del suo studio a sviscerarne i segreti più profondi. Queste immagini diventano pura lirica che sublima il lavoro dei pescatori in vibranti atmosfere rarefatte e livide. Il ciclo paesaggistico di questo pittore anconetano differisce da quello delle nature morte sia a livello di modus operandi che a livello coloristico. Se per queste spiagge desolate, dove l’uomo si identifica con questi “relitti” marini, esce dallo studio per poi metabolizzarne le immagini respirate, per le composizioni di frutta c’è la completa chiusura e riflessione sul mestiere stesso del pittore. Egli stesso si definisce un “pittore artigiano”, un artista che si rapporta all’essenza stessa della pittura. Evidenti sono i richiami alla pittura fiamminga così come a quella del Caravaggio. Per un attimo la caducità delle cose si ferma in un hic et nunc, in un “adesso” che solo l’arte sa immortalare e l’artista sviscera ogni segreto vitale che il tempo distrugge. Ogni oggetto quotidiano può diventare elemento del bello: la tovaglia ricamata, il vaso cinese, il drappo rosso, la cesta, il vaso di terracotta, tutti elementi facenti parte di una compostezza formale, richiamo di tradizione e sinonimo di verità. Quello che potrebbe definirsi “iperrealismo” diventa invece “realismo”, poiché l’autore riproduce il dato oggettivo ma lo esalta fino a re-interpretarne i colori. Ogni elemento cromatico assume una nuova veste saturato da una gioconda sfida. L’utilizzo del melograno e dei  limoni simbolo di fertilità, sottendono un richiamo alla vita, elemento che trascende la definizione di “natura morta”. Nella produzione di Caimmi si affaccia il suo autoritratto in colori vividi e sicuri, dal suo sguardo trapela una ritrovata consapevolezza, la certezza di chi anela alla perfezione, di chi tocca l’essenza stessa delle cose e nell’ esperienza pittorica ritrova se stesso.

Dott.sa Silvia De Donno