La prima impressione è che, nonostante si tratti di una operazione artistica che sembra mantenersi fedele alla vocazione di resa mimetica del reale, la visione offerta dalle tele del Caimmi presenti le cose in forma eccessivamente esatta e dettagliata da superare la mera riproduzione percettiva per sconfinare nell’area della rappresentazione teatrale.Viene suggerita l’ipotesi che la realtà entri in quelle resi pittoriche attraverso il filtro di uno sguardo selezionante; è come se il mondo passasse attraverso una porta che prima resiste poi cede.E questo ingresso iruento non facilita uno spontaneo riordinarsi delle cose nel rispetto delle loro gerarchie, né una loro restituzione a valori più umani, più accarezzati dall’ordinario e dal vissuto.Ma al contrario, il mondo si ricompone in una visione che ricorda i sogni tramati tra il languore della realtà, l’assopirsi della sua durezza, e un suo ridestarsi violento, forte.
Apparentemente l’operazione sembra quella classica, di una attenzione rivolta alle cose per carpirne la loro luminosità offerta, in realtà, a poco a poco, ci si accorge che è il pensiero l’aspetto dominante di queste visioni e che le tele mettono in scena una contemplazione tutta mentale: questa poetica si rivela così incentrata su un’operazione che ha rapito immagini, tinte, forme e luci da un mondo povero, duro e sordo e le ha consegnate ad un universo dove possano vivere in una delicata e vibrante palpitazione.
La cifra del realismo che sembra rappresentare l’operazione artistica del Caimmi non impedisce di ritrovare nel cuore di questa cifra tutte le rappresentazioni particolari che essa condensa come ad esempio, la spinta a sottrarre le cose dal consumo del tempo, e la loro bellezza dalla dissipazione.   

Prof. Antonio Luccarini
Assessore alla Cultura Comune di Ancona