La prima impressione è che, nonostante si tratti di una operazione artistica che sembra mantenersi fedele alla vocazione di resa mimetica del reale, la visione offerta dalle tele del Caimmi presenti le cose in forma eccessivamente esatta e dettagliata da superare la mera riproduzione percettiva per sconfinare nell’area della rappresentazione teatrale.Viene suggerita l’ipotesi che la realtà entri in quelle resi pittoriche attraverso il filtro di uno sguardo selezionante; è come se il mondo passasse attraverso una porta che prima resiste poi cede.E questo ingresso iruento non facilita uno spontaneo riordinarsi delle cose nel rispetto delle loro gerarchie, né una loro restituzione a valori più umani, più accarezzati dall’ordinario e dal vissuto.Ma al contrario, il mondo si ricompone in una visione che ricorda i sogni tramati tra il languore della realtà, l’assopirsi della sua durezza, e un suo ridestarsi violento, forte. |