Caimmi vuole essere se stesso.
Nella naturalezza del pennello, nella espressione delle sue cromie ha trovato la sua identità, il suo ruolo.
Pietre miliari simboli dei tanti passi fatti, dei consensi, delle citazioni che di lui si leggono.
Incontro la semplicità della sua personalità, coerente, nello stile e nella morbidezza della sua pittura che si mostra con sempre crescente ritrosia.Essa stuzzica la mia morbosa curiosità.
Caimmi non è molto loquace, scrive; scrive con un pennello primo artefice delle sue “lettere” appassionate.Egli scrive di questa vita, delle sue storture; ne semplifica le bellezze, dà alle sue tonalità valori sottili, tristi,velate di ironia. Dunque non parla, ma col pennello si esprime adeguatamente. Il suo pathos è un contrasto di amore e di odio.
Amore per le bellezze naturali, odio per tutto ciò che toglie la gioia di viverle,di sentirle nostre. Le panoramiche marine, campestri, boschive; le solitudini hanno un loro significato. Caimmi invita alla meditazione; invita a ritrovare quei rapporti esistenziali che sono oggetto frequente di alcune memorie nostalgiche. La semplicità cromatica delle sue riflessioni pittoriche sono la deduzione linguistica  delle sue serene passioni.
Passione per la terra da coltivare, per la serenità che essa concede; passione per il mare, soprattutto quando da esso si può ricevere una tranquilla solitudine, passione per la creatività umana; accusa quando la stessa creatività crea problemi ecologici.
Desiderio, infine,di poter godere di una giornata e di ogni  suo attimo di serenità. Ecco, dunque, il “vocabolario” di Caimmi; il vocabolario della sua arte. Un’arte che ha le sue tonalità, i colori semplici di un “pittore” che ama la sua semplicità e ne vuole essere il solo vero protagonista.

MARIA LUCCHI “mensile d’arte PRAXIS ARTISTICA” 1978